Renato Zero riapre le porte di Zerolandia: il racconto del concerto

Pubblicato Novembre 05, 2019

"Spero che ancora una volta questa follia mi serva. Tenetevela da conto, perché a noi la calma piatta non ci piace manco per il ca**o": così Renato Zero ha salutato il suo popolo, i Sorcini, alla fine del concerto che ieri sera al Palazzo dello Sport di Roma (dove è atteso per altre cinque date, una vera e propria residency) lo ha visto dare il via al nuovo tour "Zero il folle", che per i prossimi tre mesi lo terrà impegnato sui palchi dei principali palasport italiani (il calendario è fitto di sold out e date multiple). Tre ore di concerto tra diciotto cambi d'abito, omaggi a personaggi rivoluzionari come Gesù, Gandhi, Martin Luther King e ad amici scomparsi come Mia Martini, Franco Califano e Gabriella Ferri, un collage con le immagini in bianco e nero delle sue esibizioni degli esordi e soprattutto le canzoni storiche che tornano finalmente in scaletta: a 69 anni - li ha appena compiuti - dopo il recente intervento chirurgico al quale ha dovuto sottoporsi per farsi impiantare uno stent ("Ma adesso il cuore va che è una pompa", dice dal palco del palasport capitolino), Renato riscopre la sua "zerofollia", riapre i cancelli di Zerolandia e torna a far divertire il suo pubblico.

Archiviata l'esperienza di "Zerovskij", il progetto che nell'estate del 2017 lo aveva visto portare in scena un bizzarro spettacolo in cui lo zeropensiero incontrava il teatro dell'assurdo e in cui per le sue hit non c'era spazio, con "Zero il folle" il cantautore romano si riappropria di quella follia sana e contagiosa che lo ha sempre contraddistinto. La scaletta dei nuovi concerti è un giusto ed equilibrato mix tra passato e presente: ci sono i brani dell'album uscito lo scorso ottobre (che dà il titolo alla tournée), ma ci sono anche le canzoni che hanno fatto la storia del Re dei Sorcini, da "Il carrozzone" a "Magari", passando per "Vivo", "Cercami", "Dimmi che dorme accanto a me" e "Si sta facendo notte". Alcune le accenna soltanto, altre - come "Madame" o "Triangolo" - le fa cantare ai coristi della sua band, ma il pubblico sembra comunque contento: lo show è una stretta di mano tra i capricci e gli sfizi di Renato e le aspettative dei suoi Sorcini. Che si emozionano ancora rivedendo sul maxischermo le immagini di repertorio che accompagnano "Zero il folle", la canzone-lettera in cui il non più giovane Renato Fiacchini si rivolge a Zero (qui interpretato da un attore vestito e truccato come l'artista ai suoi esordi) e lo ringrazia per averlo aiutato a fuggire da una vita grigia e monotona e a trovare rifugio nel colorato mondo dello spettacolo.

L'apertura con "Il mercante di stelle" è una sorta di dichiarazione di intenti: "Certe astuzie oramai non aiutano più / e mi perdo così nel disagio che vivi anche tu / per questo sono qui, in questo luna park", canta Zero, "perché non sarò mai mercante di realtà". Il tempo di accennare un medley dedicato agli anni '80 - con "Per non essere così", "Niente trucco stasera" e "Artisti" - e subito si arriva al presente, con il singolo "Mai più da soli", sulla solitudine al tempo dei social network e delle dirette Instagram. "Sono indispensabili due cose: gli occhi ed il cuore", recita la voce del cantautore in un avviso che precede l'inizio dello spettacolo, con il quale invita il pubblico a godersi il concerto e a mettere in tasca i cellulari. Serve a poco, però. Tanto che ad un certo punto Zero sbrocca e su "Vivo", con la platea che è tutta un flash, interrompe per qualche istante il concerto: "Siete venuti per Renato, non per fare i cameramen. Metteteci l'anima, basta con queste stronzate".

Tra improbabili ma simpatici cambi d'abito (fauno, gondoliere, cappellaio matto, re francese del Settecento: choose your own Renato Zero), invettive (su "La culla è vuota", una delle canzoni del nuovo album, parla del crollo delle nascite), momenti teatrali (in "Ufficio reclami", sui peccati e sul perdono divino, gli otto coristi si travestono da preti e suore), le tre ore passano piuttosto in fretta. Fino al finale con l'immancabile "Il cielo", l'emozionante abbraccio con il popolo dei Sorcini mentre si richiudono i cancelli di Zerolandia. E quel "non dimenticatemi" che fa sempre tenerezza.

Fonte: www.rockol.it

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